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Sintesi
del saggio inviatoci da Piro Misha,
uno dei più noti intellettuali albanesi. |
Il
simbolo del Parco Rinia
Quando all’inizio del mese di Aprile, la Polizia edile
iniziò ad abbattere le 106 costruzioni illegittime
presso il Parco Rinia, per tutti era chiaro che non si trattava
di una operazione qualsiasi.. Per la maggior parte degli albanesi
le costruzioni contrari alla legge di tale Parco, costruite
nel periodo tra gli anni 1991 – 1997, costituivano un
simbolo dell’interpretazione sbagliata del capitalismo
e dell’economia del mercato. Vale a dire, di quella
deformazione che aveva portato a pensare il capitalismo come
un gioco senza molte regole, in cui l’importante era
arricchirsi più presto possibile indipendentemente
dalla strada seguita. Per di più, ormai, tale Parco
da anni aveva ottenuto la reputazione di un centro del crimine
e della droga, dove lo Stato non riusciva ad intervenire.
In un Paese come l’Albania i simboli sono sempre importanti.
Perciò abbattere le costruzioni illegali del Parco,
per di più nella vigilia delle elezioni politiche del
giugno 2001, costituisce un messaggio che lo Stato è
presente, dimostra la sua volontà di combattere la
violazione della legge, e si sente in grado di intraprendere
operazioni di tale rilievo.
Ma ciò che è più importante, è
che operazioni come queste, intraprese gli ultimi tempi anche
nelle altre parti del Paese, hanno il sostegno della maggior
parte della popolazione.
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Un'
immagine del parco Rinia
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| La
rinascita dell’Albania
Nella società albanese, che solo quattro anni fa sembrava
al limite della divisione sociale, oggi si vedono chiaramente
i segni della rinnovazione. Evidentemente, molto rimane comunque
da cambiare. In ogni caso, una cosa si deve dire, se oggi
l’Albania è un Paese più sicuro e si sta
riprendendo poco a poco economicamente e anche psicologicamente;
se oggi lo Stato e le sue istituzioni sono relativamente forti;
se oggi l’Albania da un fattore destabilizzante per
tutta la regione si sta cambiando in un fattore di stabilizzazione
(come dimostra l’ultima crisi in Macedonia, o la ripresa
dei rapporti diplomatici con la Jugoslavia), un merito per
tutto questo va senza dubbio anche all’Italia.

Moschea
Ethem Bey (Tirana)

Interno Moschea
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I
rapporti con l’Italia
Di fatto, per gli albanesi, l’Italia costituisce
un punto di riferimento storico. Al contrario per l’Italia
l’Albania è stata, nella maggioranza dei
casi, un problema che non si riusciva ad evitare.
La politica italiana inizia a cambiare con la crisi albanese
del 1997, e con l’operazione ALBA, con cui l’Italia
assume il ruolo Direttivo dell’intervento militare
europeo. La crisi drammatica del 1997, nella quale lo
stesso Stato e le sue istituzioni sono crollate, dove
praticamente tutta la società albanese sì
e trovata nei limiti di una catastrofa, in una certa maniera
hanno costretto l’Italia (insieme a lei anche l’Occidente)
a rivedere la sua politica
nei confronti dell’Albania. Un collasso dell’Albania
avrebbe delle conseguenze imprevedibili per tutto i Balcani,
e anche per la stessa Italia.
In generale, a Tirana domina un’opinione positiva
per la politica italiana nei confronti dell’Albania.
Tutti riconoscono all’Italia il ruolo del partner
principale dell’Albania. Di fatto, il 45% degli
scambi commerciali, l’Albania li realizza con l’Italia.
Anzi anche i dubbi tipici balcanici di alcuni la priorità
principale della politica italiana oggi in Albania è
la stabilita, raggiunta attraverso la consolidazione degli
istituzioni, lo sviluppo dell’economia e la sua
integrazione nelle regole della convivenza europea. Da
questo punto di vista, una simile visione corrisponde
con gli stessi interessi dell’Albania.
Questa nuovo avvicinamento si avverte anche in una questione
per la quale gli italiani sono molto sensibili, com’è
la guerra contro il crimine. Anche in questo contesto,
si sta comprendendo, che la criminalità albanese
non si combatte da sola, con le misure repressive, senza
una crescita delle capacità della stessa Polizia
albanese.
Tirana riconosce il sostegno che gli sta offrendo l’Italia
per l’inizio delle negoziazioni con la Commissione
Europea.
Lo stesso si può dire anche per la collaborazione
nel campo militare: l’obiettivo è il rafforzamento
dell’esercito per aiutare il suo l’avvicinamento
al sistema della NATO.
La stessa filosofia caratterizza in generale anche la
collaborazione economica che si sta concentrando sempre
più in obiettivi di sviluppo come la ricostruzione
delle infrastrutture, dei trasporti, degli acquedotti
(ricostruzione della rete idrica di Tirana), del sistema
energetico, della sanità ecc. |
Le
incomprensioni che rimangono
Tuttavia, se i rapporti interstatali conoscono oggi uno dei
loro migliori momenti, fra i due Paesi rimangono ancora molti
problemi e incomprensioni, partendo da questioni come l’emigrazione
o la criminalità.
Gli albanesi, da parte loro, si lamentano che l’immagine
dell’Albania in Italia non risponde alla realtà.
Secondo loro l’Albania, pur con tutti i problemi che
ha, è un Paese molto più complesso del cliché
che mediamente se ne ha in Italia, in base al quale gli albanesi
non sono altro che poveretti- clandestini – scafisti
– criminali. Gli intellettuali albanesi si lamentano
per una chiusura mentale sia della società civile che
del mondo culturale italiano, che continuano a dimostrare
poco interesse di conoscere e capire la realtà di un
piccolo Paese della costa adriatica.
Per esempio, si rileva il fatto che anche le opere del famoso
scrittore albanese Ismail Kadare entrano in Italia attraverso
la Francia, tradotte in francese.
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| L’Albania
oggi
Nel 1991 l’Albania uscì da un lungo periodo di
isolamento. Nel 1991 è crollato tutto. Forse anche
perché la società albanese non sopportò
il confronto, l’apertura all’improvviso verso
un mondo molto ricco.
In un certo modo è crollata la stessa immagine che
l’albanese aveva di sè stesso. Non c’è
dubbio che la crisi albanese era politica, economica, sociale,
ma nello stesso tempo era una crisi d’identità,
una crisi dello stesso sistema dei valori.
La società albanese sta vivendo nello stesso tempo
anche una transizione culturale e una trasformazione demografica,
che dipende da un grande dislocamento interno della popolazione
dalle povere montagne (soprattutto quelle al confine con il
Kossovo) verso la campagna e le principali città.
Nel 1991 il 64% degli albanesi viveva in campagna e da ciò
si capisce che da dieci anni il paese sta vivendo un processo
irrefrenabile di urbanizzazione, seguito dalla nascita dei
ceti marginalizzati che si trasformano in fonti di forti tensioni
sociali, costituendo nello stesso tempo la fonte principale
dell’emigrazione e della criminalità.
In un certo modo il paese sta vivendo una transizione d’identità.
Per capire le dimensioni di tale fenomeno, basta citare il
caso di Tirana, la cui popolazione è cresciuta dai
circa 250.000 abitanti del 1991,
ai circa 700.000 attuali.
Il
periodo 1991/1997
Nel periodo fra gli anni 1991- 1997 è stata creata
l’illusione che si stesse facendo un salto da un comunismo
primitivo, ad una società quasi post-capitalista. Di
fatto, oggi l’Albania si può considerare un prodotto
del fallimento non solo dell’esperimento del comunismo
autarchico, ma anche dell’esperimento neo – liberale,
che nel contesto albanese ha avuto conseguenze drammatiche..
La crisi del 1997 (conseguente al crollo delle cosiddette
“Piramidi” finanziarie che provocò una
sorta di guerra civile, n.d.r.) dimostrò quanto erano
fragili i principi su cui si è tentato di costruire
una società moderna e istituzioni democratiche.
L’Albania uscì dall’isolamento proprio
quando iniziò a decomporsi la Jugoslavia.
Di conseguenza sentì fortemente le conseguenze della
rottura degli equilibri geopolitici nei Balcani, ma in particolare
il peso destabilizzante della guerra in ex Jugoslavia e della
crisi in Kossovo. Basta nominare una delle conseguenze economiche
della guerra in ex Jugoslavia, l’interruzione dell’ultima
via di comunicazione terriera e ferroviaria che collegava
l’Albania con l’Europa. Conseguentemente l’unica
strada di comunicazione rimaneva quella attraverso l’Italia.
Ma non ci sono dubbi che una della conseguenze più
serie della guerra in ex Jugoslavia era la trasformazione
dell’Albania in un transito per i traffici internazionali.
La guerra in ex Jugoslavia, causando l’interruzione
delle strade tradizionali dei traffici illegali internazionali
che passavano fino a quel momento attraverso quelle terre,
ha reso possibile che le organizzazioni criminali si mettessero
alla ricerca di vie alternative. Di fatto, anche prima dell’anno
1991 il 70-80% dell’eroina sequestrata in Europa Occidentale
passava attraverso i Balcani. Dal 1994 l’eroina proveniente
dalla Turchia iniziò a passare sempre più spesso
dall’Albania.
I trafficanti internazionali della droga o degli esseri umani
hanno capito al volo che il passaggio attraverso l’Albania
non presentava molti problemi, perciò si sono affrettati
a trovare partner albanesi. Di fatto, l’Albania non
è altro che l’ultima tappa di un traffico in
cui sono coinvolti molti stati. Il crimine oggi è transnazionale
e tale deve essere la guerra che lo fronteggia. Il crimine
si può combattere solo quando ogni Paese si assumerà
le proprie responsabilità.
Gli
importanti risultati ottenuti contro il crimine
Negli ultimi tempi in Albania sono stati fatti degli importanti
passi avanti nella guerra contro il crimine, con il risultato
di una notevole diminuzione dei traffici. La verità
è che in Albania c’è un maggior impegno
nella guerra contro il crimine e nello stesso tempo anche
la Polizia è diventata più efficace, grazie
anche al sostegno internazionale e in particolare a quello
italiano: ma prima di tutto il merito va alla crescita della
stabilità interna e al rafforzamento del contesto sociale
nel Paese. Tanti tra i fattori dell’insicurezza che
prima favorivano la destabilizzazione e l’anarchia,
ora o non esistono più o sono minimizzati. Ma nello
stesso tempo si deve dire che il livello della povertà
e della disoccupazione resta ancora preoccupante. E finché
non ci sarà una crescita economica per creare posti
di lavoro, ci saranno sempre coloro che intraprenderanno la
strada verso il mare nella ricerca del destino. Cosi come
continuerà ad esistere un legame fra l’emigrazione
e la criminalità per tutto il tempo che vi saranno
i clandestini. Non ci sono dubbi che la maggior parte di quelli
che attraversano il mare con gli scafi è gente comune
alla ricerca di una speranza. La situazione di clandestino
li porta facilmente sulla strada del crimine.
Gli
obiettivi comuni
Un'Albania stabilizzata, sviluppata economicamente, con istituzioni
consolidate, non è soltanto interesse degli albanesi
ma anche della stessa Italia. Nella sua strada verso l’integrazione
in Europa, l’Albania avrà ancora per molto tempo
bisogno del sostegno italiano.
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Monumento
ai Caduti
Torre
dell'Orologio (1830)
Boulevar
Martiri della Nazione

Un
tratto di costa
Piramide
- Mausoleo di Hoxha |
| Gli
albanesi vorrebbero anche che loro stessi e l’Albania
non venissero usati per i giochi della politica interna italiana,
com’è successo qualche volta in passato.
Chiedono
di chiudere situazioni per cui la sinistra o la destra italiana
cercano alleanze con i relativi gruppi in Albania, senza sapere
che nell’Albania post- comunista succede spesso che
la destra o la sinistra, più che realtà ideologiche
sono creature improvvisate in un processo di imitazione dell’Occidente,
per cercare di trovare sostegno o legittimità.
Gli albanesi vogliono che l’Italia, attualmente il principale
partner economico/commerciale dell’Albania, intraprenda
ormai investimenti a lungo termine, i quali, creando posti
di lavoro, costuirebbero il miglior aiuto per la stabilità
del Paese. Oggi in Albania sono presenti circa 550 aziende
italiane, un numero che
sta crescendo a poco a poco dal 1999. Uno delle ragioni di
tale presenza ancora limitata è dovuta anche all’immagine
dell’Albania che esiste in Italia, un’immagine
che non solo gli albanesi ma anche gli italiani residenti
in Albania non condividono (la giudicano non reale), che non
riesce a rendere la dinamica degli sviluppi verificatesi nel
Paese. In realtà
la questione dell’immagine costituisce attualmente un
fattore penalizzante nei rapporti fra i due Paesi.
Il
nuovo impegno dell’Italia
Che cosa si può fare? Un’ interessante iniziativa
è stata intrapresa negli ultimi tempi dall’Ambasciata
d’Italia a Tirana. L’iniziativa denominata “l’Albania
questa sconosciuta” ha come obiettivo di stabilire un
dialogo fra il mondo intellettuale e della cultura albanese
con le istituzioni e le personalità della cultura italiana
attraverso l’organizzazione di dibattiti in merito a
questioni di carattere comune. Purtroppo, fino ad oggi, l’Italia
si è poco impegnata in settori come l’istruzione
o la cultura, e ciò costituisce un serio difetto del
suo avvicinamento all’Albania. Qualcosa, per la verità,
sta facendo l’Istituto Italiano di Cultura, che attualmente
è molto più presente di prima con eventi di
alto livello culturale, come la stagione concertistica Allegretto
Albania, che per l’Albania è la prima esperienza
di questo genere. Ma non è sufficiente. Basta ricordare
che in un Paese dove la maggior parte della gente almeno capisce
l’italiano, esistono le scuole turche, greche, americane
o maltesi, ma non risulta nessuna seria scuola italiana.
Dopo tutto ciò che abbiamo detto, soprattutto qualcosa
si può affermare con sicurezza:tra mille e una contraddizioni
e difficoltà l’Albania sembra che stia trovando
a poco a poco la strada verso il futuro, e ciò significa
che il sostegno italiano non è andato perduto. |
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